“Il pericolo maggiore che possa temere l’umanità oggi, non è una catastrofe che venga dal di fuori, una catastrofe stellare, non è né la fame né la peste. E’ invece quella malattia spirituale, la più terribile perché il più direttamente umano tra i flagelli, che è la perdita del gusto del vivere”.

(Teilard De Chardin).


Per scoprire tutti i fattori della nostra personalità e della nostra vita è necessario scrollarci di dosso quello scetticismo che, col tempo, ci fa perdere il gusto di vivere, che ci fa dire o pensare che "niente vale la pena".


Vivere così in realtà è non vivere, come ci suggerisce la poesia "George Gray" di E.L.Masters; o come ci trasmette lo struggimento di A. De Saint Exupery.




La vita è una trama di avvenimenti e di incontri che provocano la coscienza suscitando dei problemi. La vita è dunque una trama di problemi provocati dalle sfide della vita.

Il significato della vita – o delle cose più pertinenti e importanti della vita – è un traguardo possibile solo per chi prende sul serio la vita, per chi prende sul serio sé, per chi è impegnato con la problematica della vita.

Essere impegnati con la vita non significa l'impegno esasperato con l'uno o l'altro dei suoi aspetti: l'impegno con la vita non è mai parziale. L'impegno con l'uno o l'altro aspetto della vita, se non è vissuto come derivazione da un globale impegno con la vita stessa, rischia di diventare una parzialità squilibrante, una fissazione o una isteria. Ricordo un detto di Chesterton: «L'errore è una verità diventata pazza». A volte noi ci fissiamo con accanimento su un aspetto, ma non è questo l'impegno con la vita. L'impegno richiesto è con la vita intera. La condizione per poter sorprendere in noi l'esistenza e la natura di un fattore portante, decisivo come il senso religioso, è l'impegno con la vita intera, nella quale tutto va compreso: amore, studio, politica, denaro, fino al cibo e al riposo, senza nulla dimenticare, né l'amicizia, né la speranza, né il perdono, né la rabbia, né la pazienza. Dentro infatti ogni gesto sta il passo verso il proprio destino.

Che promessa! Tutto quel che ci accade è un'occasione, è la possibilità di un passo. Allora la vita è affascinante proprio perché niente va perso, perché tutto ci dice qualcosa che ci fa camminare verso il destino, ogni gesto diventa un passo verso il proprio destino.

Giussani

Invece, "Come posso avere sempre più coscienza di questi fattori costitutivi del mio io in modo tale che io possa uscire dalla confusione in cui tante volte mi trovo?

Impegnandomi con la vita: quanto più uno è impegnato con la vita, tanto più coglie anche nella singola esperienza i fattori stessi della vita." (Giussani)


[il protagonista del libro autobiografico sta passeggiando in alcuni vagoni di quarta classe]


​​Un neonato poppava al seno di una madre così stanca che pareva addormentata. La vita si trasmetteva nell'assurdo e nel disordine di quel viaggio. Guardai il padre. Un cranio pesante nudo come una pietra. Un corpo piegato nel sonno scomodo, imprigionato nell'abito da lavoro, e fatto di gobbe e di cavità. L'uomo era simile a un mucchio di creta. Così, di notte, sui banchi dei mercati generali, giacciono relitti che hanno perso ogni forma.
Ed io pensai: il problema non risiede in questa miseria, in questa sporcizia, né in questa bruttezza. Ma quello stesso uomo e quella stessa donna si sono conosciuti un giorno e l'uomo, senza dubbio, ha sorriso alla donna: le ha senza dubbio portato dei fiori dopo il lavoro. Timido e goffo, tremava forse di vedersi respinto. Ma la donna, per civetteria naturale, la donna sicura della propria grazia, si compiaceva forse a farlo stare in pena. E l'altro, che oggi non è più che una macchina per zappare o martellare, provava così nel suo cuore l'angoscia deliziosa. Il mistero sta nel fatto che siano diventati questi fagotti di creta. Attraverso quale terribile mondo sono passati, se li ha segnati come una strozzatrice? Perché questa bella argilla umana è sciupata?

E proseguii il mio viaggio in mezzo quel popolo.

Mi sedetti di fronte a una coppia. Tra l'uomo e la donna, il bambino, bene o male, si era fatto il nido e dormiva. Ma si girò, nel sonno, e il suo viso mi apparve, nella luce della lampada notturna.
Ah, che viso adorabile! Da quella coppia era nata una specie di frutto dorato. Da quei fardelli sgraziati era nato quel capolavoro d'incanto e di grazia. Mi chinai su quella fronte liscia, su quel dolce broncio delle labbra, e mi dissi: Ecco il viso di un musicista, ecco Mozart fanciullo, ecco una bella promessa della vita. I principini delle leggende non erano in nulla diversi da lui: protetto, circondato di cure, coltivato, che cosa non potrebbe diventare!
Quando nei giardini nasce, per mutazione, una rosa nuova, tutti i giardinieri sono presi da emozione. Si isola la rosa, si coltiva la rosa, si fa in modo di favorirla.
Ma non c'è un giardiniere per gli uomini.
Mozart fanciullo verrà segnato, come gli altri, dalla strozzatrice. Mozart ricaverà i suoi piaceri più alti da musica putrida, nel fetore dei caffè-concerto. Mozart è condannato.

Tornai nel mio vagone. Non è uno spirito di carità a tormentarmi. Qui c'è piuttosto una specie di ferita, di offesa, al genere umano. Non credo affatto alla pietà. Mi tormenta invece il punto di vista del giardiniere. A tormentarmi non sono né quelle cavità, nelle quelle gibbosità, né quella bruttezza. Mi tormenta che in ognuno di questi uomini c'è un po' di Mozart, assassinato.


Solo lo Spirito, se soffia sull'argilla, può creare l’Uomo.


                    Terra degli uomini, A. De Saint Exupery

DonmaProf

George Gray


Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione, ma la mia vita.

Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
e adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

E. L. Masters

IMPEGNO CON LA VITA